La Pietra per gli Occhi di Roberto Tiraboschi

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Articolo aggiornato giorno 18 Giugno 2018

Roberto Tiraboschi (scrittore e sceneggiatore italiano classe ’51), firma nel 2015 La Pietra per gli Occhi, sua quarta fatica da romanziere.

La Pietra per gli Occhi: la trama

Anno 1106 di Nostro Signore. Dall’Abbazia di Bobbio un monaco (Ademaro) e un chierico (Edgardo d’Arduino, detto lo Storto, per una malformazione congenita al petto), muovono alla volta di Venezia ufficialmente per cercare nuovi scritti da conservare, copiare e diffondere.

In realtà il viaggio, che inizia in effetti per motivi di studio, vede coinvolto il giovane chierico per un problema che questi ha iniziato a lamentare alla vista: semplicemente la sta perdendo, e per uno scriba di grande valore come lui, questa è la peggiore delle punizione che Dio potrebbe infliggere.

la pietra per gli occhi retro


Ademaro, suo amico d’infanzia, gli racconta una storia, forse nulla più di una leggenda, relativa a certi vetri per gli occhi che magicamente ridonerebbero vigore a uno sguardo malato come il suo. Edgardo deve, vuole credere a queste parole e così si incammina alla volta di Venezia, ufficialmente per accompagnare l’amico e dargli supporto nella ricerca di testi antichi.

La Venezia che Tiraboschi ci racconta non può essere descritta se non come una cloaca a cielo aperto, dove il popolo espelle deiezioni e non solo nelle calli e nei canali, e dove la nobiltà (commercianti arricchitisi con i traffici di merci verso Oriente e verso l’Africa), si preoccupa solamente di feste e festini, ma non certo delle condizioni della città. Tuttavia, in questo contesto da buio Medioevo (quale in effetti era), ci aprono scorci inaspettati e arriva a noi lettori tutta la poesia di una laguna che sa uccidere con malaria e miasmi, ma sa anche incantare con alle prime luci dell’alba o con la nebbia che ovatta i dolori del mondo.

Proprio in questo scenario si muove Edgardo, giovane chierico che del mondo sa poco o nulla (di nobile estrazione, ha abbandonato la famiglia dato che mai sarebbe diventato il cavaliere che il padre avrebbe voluto), e che lentamente viene a contatto in particolare con il mondo dei soffiatori di vetro, che tanto lo stregherà.

Un romanzo storico fluido e dinamico, che ci racconta di epoche in cui gli uomini, pur essendo più simili a bestie, cercavano con tutte le forze (almeno alcuni di loro) di far prevalere l’intelletto, l’umanità, l’amore e la voglia di riscatto, l’orgoglio e l’onore, la cultura.

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Andrea Camporese
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