La bastarda di Istanbul

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Articolo aggiornato giorno 9 Marzo 2016

La bastarda di Istanbul è il secondo romanzo in inglese della scrittrice turca Elif Shafak (o Elif Şafak), una delle scrittrici più vendute in Turchia che riesce ad unire, nei suoi libri, la cultura occidentale e quella orientale.

La bastarda del titolo è Asya, figlia della bellissima Zeliha, ma il loro non è un normale rapporto madre-figlia, tant’è vero che la prima non chiama mamma la seconda, ma la chiama zia Zeliha, mettendola sullo stesso piano delle altre sue tre zie. In casa Kazanci le donne prevalgono oltre ad Asya e zia Zeliha ci sono zia Banu, zia Feride, zia Cevriye, nonna Gülsüm e Petite-Ma, sembra ci sia una maledizione sugli uomini di questa famiglia, essi non vivono a lungo e per evitare un’altra tragedia l’unico figlio maschio di Gülsüm, Mustafa è andato a vivere negli Stati Uniti.

È proprio negli Stati Uniti che la storia si sposta, da Istanbul all’Arizona, conosciamo Rose, neo mamma e neo divorziata che per fare un dispetto all’ingombrante famiglia armena dell’ex marito, sposerà un turco, proprio Mustafa. Ma la persona più importante è Armanoush o Amy, come l’ha americanizzata la madre, sempre per dispetto. Armanoush vive in bilico tra due culture, la madre che la vorrebbe totalmente americana e la famiglia del padre, fiera e legata alle sue radici armene.

Armanoush decide che soltanto tornando alle radici del suo passato potrà trovare la strada per il suo futuro, così parte per la Turchia, ospite della famiglia Kazanci.

Armanoush è cresciuta con il fantasma di una tragedia passata, il genocidio degli armeni perpetuato dai turchi nel 1915 e questo rende il suo viaggio ancora più importante, ma arrivata ad Istanbul si rende conto che nulla è come lo immaginava, la città è un insieme di modernità e antichità e le donne della famiglia Kazanci ne sono un esempio lampante.

Ogni capitolo di questo romanzo ha un diverso protagonista, si passa da un paese a un altro, da un tempo a un altro, per collegare due famiglie che sembrano opposte, che dovrebbero essere nemiche, ma che invece sono accomunate da tante piccole cose e che addirittura si scoprirà condividono lo stesso passato.

La storia è appassionante, ma le innumerevoli descrizioni sia di luoghi sia di persone, ripetute anche più volte in diversi capitoli, rendono la lettura pesante e la narrazione confusa; sul finale si sarebbe dovuto dare più spazio alle vicende personali dei personaggi e meno a descrizioni che non arricchiscono la trama.

L’autrice tratta temi importanti come il genocidio degli armeni e lo fa analizzando vari punti di vista, quello dei giovani armeni cresciuti nel ricordo di quella tragedia e quello dei giovani turchi che non si sentono responsabili per il passato.

La bastarda di Istanbul è una storia di donne, Asya la bastarda del titolo non sembra essere il personaggio principale, se lo contende con Armanoush sua coetanea. Entrambe cercano qualcosa che le faccia andare avanti, entrambe hanno un vuoto da riempire nel proprio passato. Il viaggio di Armanoush in Turchia le permetterà di riempirlo un po’, anche se non le sarà rivelata tutta la verità, al contrario alla fine del romanzo Asya avrà quella risposta che ha cercato per tutta la vita: chi è suo padre. Anche il lettore rimarrà sbalordito da questa rivelazione, sia perchè totalmente inaspettata sia perché avrebbe meritato un approfondimento.

“Le storie di famiglia possono intrecciarsi in modo tanto profondo che ciò che è accaduto generazioni prima può avere conseguenze su dettagli apparentemente irrilevanti nel presente.                                                                               Il passato è tutto tranne che concluso.”
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