La banalità del male di Hanna Arendt

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Articolo aggiornato giorno 9 Marzo 2016

In questi giorni è stato trasmesso in tv il film sulla vita di Hanna Arendt, la filosofa allieva prediletta di Heidegger e Jaspers che è ricordata per la cronaca che registrò del processo Eichmann a Gerusalemme. Da quel lungo processo ricavò un libro, per l’appunto La banalità del male in cui da un lato ripercorre tutta la vicenda che vide coinvolto il nazista Adolf Eichmann, dall’altra s’interroga su quanto sia stato facile fare del male, come sia stato banale esercitarlo da parte di persone non abituate a porsi domande, a scindere il bene dal male, ma a scegliere sempre il male come condizione naturale.

Adolf Eichmann fu un criminale nazista responsabile della tragica “soluzione finale”, come veniva chiamato lo sterminio degli ebrei nelle camere a gas. Giovane recluta delle SS riesce ben presto a far carriera, anche se non possedeva una mente brillante e, incaricato di trovare un modo per eliminare gli ebrei dalla faccia della Terra, in un primo momento pensa ad una sorta di trasferimento in luoghi lontani, come il Madagascar. Si rende conto che tutto ciò è inattuabile e insieme ad altri dà il via alla costruzione dei campi di concentramento e alla soluzione finale con la morte per asfissia nelle camere a gas di uomini, donne e bambini ebrei.

Con la fine della guerra e la sconfitta della Germania, Eichmann fugge in Argentina dove sarà rintracciato dal Mossad, il servizio segreto israeliano, nel 1960 e subito trasferito in Israele per il processo. Hanna Arendt documentò tutte le fasi che portarono infine alla morte di Eichmann. Un libro in cui l’autrice pone delle domande e fornisce risposte anche incredibili. I nazisti, dice, erano persone comuni, che furono capaci di atti di estrema crudeltà. Persone che non si sono mai poste domande e che per questo facilmente hanno potuto infierire sugli ebrei.
Un libro che, anche dalle parole di Eichmann, fa comprendere come i nazisti cercassero sempre di scaricarsi la coscienza spiegando che poco o nulla sapevano di ciò che accadeva oppure che avevano solo obbedito a degli ordini. Il libro resta una testimonianza unica che racconta sia la personale vicenda di Eichmann sia l’assurdità e l’orrore generale creato e messo in atto dai nazisti.
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Lara Zavatteri
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