Branchie di Niccolò Ammaniti

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Branchie (uscito inizialmente nel 1994 e ripreso poi da Einaudi Stile Libero nel 1997), rappresenta il primo rocambolesco romanzo di Niccolò Ammaniti. E rocambolesco lo è davvero, sia per come è nato (come “tumore” di una tesi di biologia, per stessa ammissione dell’autore) sia per le (dis)avventure di Marco Donati, ragazzo malato terminale di cancro che rifiuta di curarsi, con una madre ossessiva (Adele) e una fidanzatina senza troppe pretese (Maria).

Branchie: la trama

La vita di Marco si sviluppa monotòna in una Roma essenziale e scarna, fra casa e il negozio di pesci, dove praticamente vive e studia il comportamento dei suoi silenziosi amici. La sua giornata è decisamente quotidiana, priva di scintille particolari, ritmata dalle uscite con gli amici che lo trascinano da un festino serale all’altro in una soffocante normalità.

Branchie retro


Un giorno però Marco Donati riceve una lettera da una tale Margaret Damien, che lo invita a Nuova Delhi per realizzare l’acquario più grande di Delhi, per conto del magnate Wall Oberton. Marco deciderà allora di lasciare tutto e partire, catapultandosi suo malgrado in una caleidoscopica girandola di avvenimenti che lo condurranno a doversi confrontare con il perfido Subotnik, chirurgo estetico del Turkmeninstan, la sua giovane figlia ninfomane (Mila) e il colpo di scena finale, che ovviamente non svelerò.

Branchie è un romanzo imperdibile, ricco di musica, colpi di scena, demenziali arti marziali e vicende che sembrano direttamente tratte da qualche video musicale visionario di PJ Harvej o da qualche scena partorita da Tim Burton. Si tratta di una di quelle opere letterarie italiane che rendono merito al nostro Paese, alla nostra letteratura moderna, in alternativa netta con i “crime” nord europei, e che arricchisce di un’ulteriore pezzetto quella splendida generazione di scrittori anni ’90, che tante chicche ci hanno regalato.

Quale miglior definizione per Branchie se non quella di Ammaniti stesso: “… se dovessi fare un paragone (fra la prima edizione e quella Einaudi, ndr), prima era un Club Sandwich a sei strati, ora è un tramezzino ripieno di baccalà, broccoli, maionese e cipolle al curry”.

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Andrea Camporese
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