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Copertina di La vita bugiarda degli adulti Consigliato

La vita bugiarda degli adulti

★★★★☆3.6 4.666 recensioni 4 letture
EditoreEdizioni e/o
Anno2019
Pagine323

La protagonista del romanzo è Giovanna, una bambina il cui volto, con il passare del tempo, sembra trasformarsi fino ad assumere, agli occhi degli altri, i tratti di un'adolescente brutta e malvagia. Ma è davvero questa la sua nuova identità? Oppure l'immagine che Giovanna vede riflessa negli occhi degli adulti è soltanto una rappresentazione deformata di se stessa?

Il romanzo si apre con un episodio destinato a segnare profondamente la percezione che la ragazza ha di sé. Due anni prima di lasciare la famiglia, suo padre dice alla madre, sottovoce, che Giovanna è molto brutta. La frase viene pronunciata nell'appartamento acquistato dai genitori dopo il matrimonio, al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri.

Quelle parole rimangono impresse nella memoria della protagonista insieme alla luce di Napoli e agli spazi della casa. Da quel momento, il tema dell'identità e dello sguardo degli altri assume un'importanza centrale nella sua esperienza.

Giovanna cerca un nuovo volto, diverso da quello felice dell'infanzia, e si interroga su ciò che sta diventando. Per capire chi sia davvero, deve confrontarsi con le contraddizioni del mondo adulto e con una città divisa tra ambienti sociali che si osservano con diffidenza.

Da una parte c'è la Napoli di sopra, che si presenta attraverso una maschera raffinata; dall'altra la Napoli di sotto, che si mostra come smodata e triviale. Due realtà legate dalla stessa città, ma separate da differenze, pregiudizi e sentimenti di ostilità.

Giovanna oscilla tra questi due mondi, passando dall'uno all'altro senza trovare risposte definitive. La sua ricerca diventa così un percorso di disorientamento e scoperta, nel quale la crescita coincide con la necessità di mettere in discussione le immagini che gli altri hanno costruito di lei.

La domanda non riguarda soltanto la bellezza o la bruttezza, ma anche il modo in cui le persone raccontano se stesse, nascondono le proprie contraddizioni e cercano di mantenere una facciata rispettabile.

Il nucleo più significativo di La vita bugiarda degli adulti è la ricerca dell'identità durante l'adolescenza. Attraverso Giovanna, Elena Ferrante affronta una fase della vita in cui il rapporto con il proprio corpo, il giudizio degli altri e il bisogno di appartenere a un mondo possono diventare fonti di incertezza.

La frase pronunciata dal padre costituisce un punto di partenza particolarmente incisivo. Definire brutta la propria figlia non è soltanto un giudizio sull'aspetto fisico: nel contesto della storia, quelle parole diventano una ferita che mette in discussione l'immagine che Giovanna ha di sé.

Il romanzo pone così una questione importante: quanto della nostra identità dipende da ciò che siamo e quanto, invece, viene costruito attraverso gli sguardi e le parole delle persone che ci circondano?

La ricerca di Giovanna non procede lungo una strada semplice. La ragazza si muove tra ambienti diversi, osservando una realtà nella quale le apparenze possono nascondere tensioni e contraddizioni. Il mondo adulto, anziché offrire risposte rassicuranti, si rivela difficile da interpretare.

Un altro elemento centrale è la rappresentazione di Napoli. La città non fa soltanto da sfondo alla vicenda, ma diventa una presenza che riflette le divisioni sociali e simboliche attraverso cui la protagonista cerca di orientarsi.

La Napoli di sopra e la Napoli di sotto rappresentano due universi che si attraggono e si respingono, accomunati da un legame profondo ma separati dalla diffidenza reciproca. Il movimento di Giovanna tra questi spazi accompagna la sua ricerca personale: non riuscendo a identificarsi completamente con uno dei due mondi, la ragazza resta sospesa tra immagini diverse di sé e degli altri.

Il titolo stesso, La vita bugiarda degli adulti, richiama il tema delle contraddizioni tra ciò che le persone mostrano e ciò che realmente sono. La crescita di Giovanna passa anche attraverso la scoperta che l'età adulta non coincide necessariamente con la coerenza, la sincerità o la capacità di comprendere se stessi.

Lo stile narrativo emerge anche dall'estratto che hai fornito, nel quale il ricordo di una frase familiare si intreccia con una riflessione sulla difficoltà di dare ordine alla propria esperienza. La voce narrante descrive la propria storia come qualcosa di ancora incompiuto, un intreccio di dolore e memoria di cui non è semplice trovare il filo.

Questa prospettiva rende la vicenda più di un semplice racconto di formazione: è anche una riflessione su come la memoria, le parole e le relazioni contribuiscano a definire l'immagine che abbiamo di noi stessi.

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