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Copertina di La cura

La cura

★★★★☆4.2 652 recensioni 2 letture
EditoreEinaudi
Anno2026
Pagine176

La cura di Concita De Gregorio è un racconto intimo e profondamente umano che attraversa la fragilità, la malattia e il bisogno di prendersi cura degli altri per riuscire, in qualche modo, a prendersi cura anche di sé.

La storia comincia un giorno d'agosto, quando una donna si prepara a stare lontana per un po' e lascia ai figli una lettera con alcune istruzioni. Tra le indicazioni ci sono anche quelle per trovare oggetti che normalmente sembrano impossibili da reperire, come i doposci. Non è stagione di sci, ma nessuno sa quando lei potrà tornare.

Da questo momento prende forma una storia che non vuole essere un semplice diario della malattia. Al centro ci sono soprattutto le persone incontrate lungo il percorso e le loro voci, capaci di trasformare un'esperienza dolorosa in un racconto corale fatto di umanità, cura, ironia e vicinanza.

C'è Angelina, con il suo carattere da capobanda e la sua tenerezza verso le altre pazienti. C'è il Professore, originario di un piccolo paese dell'Aspromonte e diventato un luminare, ma ancora profondamente legato alle proprie origini. E c'è un infermiere che, mentre impianta un port endovenoso, chiede quale sia la canzone preferita della persona che ha davanti e poi gliela canta.

Attorno a queste figure si intrecciano episodi apparentemente piccoli ma capaci di restituire tutta la complessità della vita: le risate, lo stupore, le sopracciglia tatuate, il purè di carote, le sigarette fumate di nascosto, i pennarelli che disegnano sul corpo, le madri preoccupate per i piedi freddi e gli uomini che conoscono la «logistica dell'amore».

Ne nasce una sinfonia di voci attraverso cui la protagonista racconta non soltanto la propria esperienza, ma soprattutto ciò che gli altri possono rivelare di noi. Perché, come suggerisce il libro, nessuno si salva da solo e sono spesso le storie delle altre persone ad aiutarci a comprendere la nostra.

Toccante, lieve e intimo, La cura è un libro che affronta la fragilità senza trasformarla in una semplice storia di sofferenza. Al contrario, la racconta attraverso le relazioni, le voci e i piccoli gesti che possono rendere più abitabile anche un momento difficile.

Uno degli aspetti più significativi del libro è proprio il modo in cui la malattia non diventa l'unico centro del racconto. Concita De Gregorio sposta lo sguardo sulle persone che circondano la protagonista: pazienti, medici, infermieri, madri e uomini, ciascuno portatore di una storia e di un modo diverso di affrontare la fragilità.

La cura, così, assume un significato più ampio. Non riguarda soltanto le terapie o l'assistenza, ma anche l'attenzione verso gli altri, la capacità di ascoltare, la tenerezza, l'ironia e persino la leggerezza. È attraverso questa rete di relazioni che il dolore può essere affrontato senza lasciare che occupi ogni spazio.

Particolarmente significativa è la riflessione secondo cui, dal momento che il dolore arriva da solo e comunque arriva, non serve aggiungerne altro. Servono invece «bellezza», «leggerezza» e «un poco di allegria»: un carburante necessario per attraversare il buio.

La scrittura restituisce così una storia fatta di contrasti: fragilità e forza, dolore e allegria, malattia e vita quotidiana. Sono proprio i dettagli concreti e le voci degli altri a rendere il racconto umano e vicino, lontano dagli stereotipi sulla malattia e sulla cura.

La cura è quindi un libro sulla malattia, ma soprattutto sulle persone. Un racconto che mostra come, anche nei momenti di maggiore fragilità, la vita possa continuare a sorprendere, a incantare e ad aprire nuovi mondi. E che suggerisce una verità essenziale: prendersi cura degli altri può essere anche un modo per prendersi cura di sé.

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