Il Gattopardo
| Editore | Feltrinelli |
| Anno | 2013 |
| Pagine | 275 |
Trama
Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa racconta la trasformazione della Sicilia attraverso lo sguardo lucido e disincantato di Fabrizio Corbera di Salina, un principe astronomo che osserva i cieli e gli uomini con la stessa impassibile precisione.
Siamo nel 1860, mentre in Sicilia sbarcano i Mille e la storia torna a muoversi. Tra il palazzo di Palermo e la villa di Donnafugata, la vita di don Fabrizio continua a scorrere secondo rituali e abitudini che appartengono a un mondo ormai destinato a tramontare: il rosario del mattino, la calura di giugno, le conversazioni familiari e sociali diventano il teatro di un cambiamento profondo, nel quale l'antico ordine lascia progressivamente spazio al nuovo.
Accanto al Principe c'è il nipote Tancredi, capace di intuire la direzione del vento e di sfruttarla a proprio vantaggio. La sua figura rappresenta la capacità di adattarsi alla trasformazione politica e sociale in corso. Ci sono poi Concetta, figlia severa e silenziosa di don Fabrizio, don Calogero Sedara, sindaco intraprendente espressione della nuova borghesia, e Angelica, la cui bellezza anima i salotti e contribuisce a inaugurare una nuova alleanza.
La vicenda privata si intreccia così con quella pubblica. Mentre la Sicilia attraversa il passaggio dall'antico al nuovo, cambiano i rapporti di potere, il linguaggio e le convenienze sociali. La politica diventa costume e il costume diventa destino.
Anche quando un emissario del nuovo Regno propone al Principe un seggio, la risposta di don Fabrizio rivela il suo sguardo sulla propria terra: una Sicilia orgogliosa, stanca e consapevole della propria immobilità.
Il romanzo racconta dunque una fine e, insieme, un inizio. Il vecchio mondo arretra, il nuovo avanza, ma il cambiamento non coincide necessariamente con una vera trasformazione. È questa la tensione centrale de Il Gattopardo: la metamorfosi di un Paese osservata attraverso la fine di una classe e l'ascesa di nuovi protagonisti.
La recensione della redazione
Il Gattopardo è un romanzo sulla trasformazione, ma anche sull'immobilità. Giuseppe Tomasi di Lampedusa guarda al 1860 per raccontare, nell'Italia del dopoguerra, la metamorfosi di un Paese e l'elegia di una classe sociale al tramonto.
Al centro del romanzo c'è Fabrizio Corbera di Salina, personaggio attraverso il quale la storia collettiva assume una dimensione profondamente umana. Il suo sguardo astronomico diventa anche uno strumento per osservare gli uomini: nelle loro ambizioni, nelle loro alleanze e nei loro cambiamenti il Principe riconosce leggi simili a quelle che governano le costellazioni. Trasformazione, finitezza e disincanto attraversano così la vicenda.
Uno degli aspetti più significativi del romanzo è il rapporto tra ciò che cambia e ciò che, in fondo, rimane uguale. Tancredi comprende che il vento della storia sta cambiando e sa adattarsi; don Calogero Sedara incarna l'intraprendenza della nuova borghesia; Angelica porta nei salotti una bellezza capace di accompagnare una nuova alleanza. Di fronte a loro, il mondo rappresentato da don Fabrizio arretra lentamente.
Il cuore politico e sociale de Il Gattopardo è quindi il trasformismo: il nuovo prende il posto del vecchio, ma il passaggio non comporta necessariamente una rottura definitiva. Il cambiamento può diventare uno strumento per conservare equilibri e convenienze.
È racchiuso in questa consapevolezza il senso della celebre frase:
“Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra.”
La forza del romanzo non risiede soltanto nella vicenda storica, ma nella capacità di trasformare la politica in costume e il costume in destino. Tomasi di Lampedusa racconta il passaggio di un'epoca senza proclami, affidandosi alla precisione della frase e a uno sguardo capace di cogliere, dietro i gesti quotidiani, il movimento della storia.
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